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Esiste una relazione tra rischio (di perdere) e propensione al rischio?

Aggiornamento: 29 set 2023

Quando vi approcciate a investire i vostri denari la legge prevede che l’intermediario vi faccia una serie di domande per poter conoscere la vostra propensione al rischio, in modo tale da potervi consigliare un investimento adeguato (la legge, purtroppo, non prevede che l’investimento sia anche efficiente).


Ma, una volta costruito il portafoglio, riusciamo a capire quanto rischiamo (di perdere) in un determinato periodo di tempo?


Per capire meglio la domanda faccio un esempio reale, qualcosa che è accaduto davvero in tempi recentissimi.


Una persona anziana, invalida, ha naturalmente una bassa propensione al rischio. Ciò emerge anche dalla profilatura dell’intermediario. Il consulente (sarebbe meglio dire venditore) della banca prepara un portafoglio adeguato, costruito sulla base delle caratteristiche di rischio assegnate agli strumenti finanziari dalla banca stessa (per chi non lo sapesse è la banca stessa a decidere quanto uno strumento sia più o meno rischioso).


Il portafoglio è composto da una polizza Unit Linked, alcuni certificati, obbligazioni e fondi obbligazionari, tutti emessi dalla banca stessa. Il costo medio annuo del portafoglio è del 1,70% (ma questo lo scopriremo solo dopo), la componente azionaria (inclusa nei fondi che compongono la polizza) è pari a circa il 6% dell’intero portafoglio. Quindi, il portafoglio è sì poco efficiente, ma rispetta i parametri di bassa rischiosità voluti dal Cliente.


Bene. In poco più di un anno e mezzo, da dicembre 2011 a luglio 2023, questo portafoglio ha perso più del 5% (di cui l'1,70% dovuto ai costi impliciti), arrivando a perdere, nel corso del 2012 quasi l’8%. Naturalmente il Cliente ha perso la sua serenità e, scontento, ha liquidato tutto, realizzando le perdite maturate.


Possiamo ora rispondere alla domanda iniziale: “riusciamo a capire con il nostro profilo di rischio quanto rischiamo di perdere?”.


La risposta è “NO, ASSOLUTAMENTE NO”.


La relazione tra rischio di perdita e propensione al rischio è molto labile e ciò dipende da come viene calcolato il rischio di un portafoglio che ha poco a che fare con la personale propensione al rischio.


Definire un profilo di rischio qualitativamente, “basso” o “alto” che sia, ma anche classificarlo in base ad una scala numerica, ad esempio un numero compreso tra 1 e 5, ha un significato aleatorio.


Non solo, ma, come visto nell’esempio, anche la definizione della rischiosità di un portafoglio ha un esito vago e imprevedibile.


Solo la relazione tra un profilo di rischio, definito come perdita massima in un determinato periodo di tempo, e un portafoglio, di cui si possa calcolare la perdita massima nello stesso periodo di tempo, ha un significato economico e finanziario. Il Cliente, in questo modo, non ha sorprese e può vivere sereno il rapporto con i suoi investimenti.


Solo tramite lo strumento “PROFILO DI RISCHIO” fornito nel corso di Educazione finanziaria di www.coffee-only.com è possibile calcolare la perdita massima personale richiesta e costruire un portafoglio che rispetti tale esigenza.

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