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PERCHE’ I MERCATI SALGONO … E CONTINUERANNO A SALIRE (3)

Parte 3 di 3 - IL RUOLO DELLA LIQUIDITA’



La stragrande maggioranza degli operatori finanziari è interessata affinché i mercati salgano.


Chi sono infatti gli operatori? Risparmiatori e investitori privati, investitori professionali, trader.


Che interessi hanno?


Risparmiatori e investitori, più il mercato sale più il loro patrimonio si accresce;

banche e intermediari (gli investitori professionali) guadagnano dall’accrescimento del proprio patrimonio investito, dai costi di gestione, da commissioni di performance, dai bonus in base ai rendimenti che riescono a procurare alla clientela.

Tutto questo ammontare aumenta più che proporzionalmente al salire dei mercati. Gli unici interessati a che i mercati scendano sono alcuni trader ribassisti.


Quando la liquidità è limitata bisogna fare delle scelte: in quale mercato investire? Quali privilegiare rispetto agli altri ?


Quando la liquidità è praticamente infinita si può investire in tutti i mercati contemporaneamente, non è necessario fare scelte: tutti i mercati possono crescere contemporaneamente.


Con il QE delle banche centrali, con i regali degli stati ai cittadini (soldi a pioggia quali reddito di cittadinanza, ecc.) questa è la situazione attuale.


Quindi, ecco il motivo per cui le borse salgono e continueranno a salire. La liquidità iniettata da Banche Centrali e Stati sembra non avere controindicazioni (il Giappone, che ha un debito/PIL pari al 260%, sta vivendo uno dei suoi migliori periodi borsistici di sempre; gli USA, con un rapporto debito/PIL pari al 128% - cresciuto del 7,3% nell’ultimo anno –, viaggiano con le borse ai massimi di sempre; lo stesso accade con la Francia – rapporto debito/PIL del 113% -; la Germania, pure ai massimi borsistici, con un debito “solo” al 70% ma in notevole crescita negli ultimi 3 anni – e qualcuno dice che tale debito sia anche truccato https://www.ilsole24ore.com/art/germania-corte-conti-governo-ha-truccato-conti-regole-ue-bypassate-AFNKctl)!


Aumentano i consumi, crescono le borse, salgono gli utili. Cresce anche il debito pubblico … ma chi se ne frega?


Con questi presupposti occorrono sorprese negative importanti e prolungate perché il paradigma rialzista su azioni e bond venga messo da parte. Non basterà una fase di qualche mese con un’inflazione un po’ più alta delle attese, perché il mercato rimarrà a lungo convinto che il trend di medio periodo sia disinflazionistico. Non basterà nemmeno un modesto rallentamento della crescita a fare cambiare l’impostazione di fondo, perché un eventuale raffreddamento del ciclo economico rafforzerà i bond lunghi di qualità e questo, per l’azionario, compenserà il rallentamento della crescita degli utili.

Senza contare la possibilità e volontà da parte delle banche centrali, di sostenere economia e mercati in caso di difficoltà. Come ogni guerra porta con sé lo sviluppo di armi nuove, ogni crisi porta all’utilizzo di strumenti monetari nuovi e più mirati. Negli anni si è dunque costruito un arsenale potente per mitigare le crisi (quantitative easing, strumenti ad hoc di natura quasi fiscale per sostenere i comparti in difficoltà, come abbiamo visto nel 2023 con le banche). Inoltre, dalla metà del 2022 si è ricostituito un ampio margine per tagliare i tassi in caso di recessione, senza più bisogno, la prossima volta, di portare i tassi ufficiali a zero e quelli di mercato sotto zero.”


Solo eventi estremi quali la pandemia o crisi improvvise e impreviste (mercato immobiliare? di nuovo le banche? …) - i cosiddetti cigni neri - potranno raccontarci una storia diversa.

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